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Cronaca | mercoledì 25 aprile 2018, 10:00

Il problema Casa in città va ben oltre lo sgombero in via Orfanotrofio

Il problema Casa in città va ben oltre lo sgombero in via Orfanotrofio

Concluso lo sgombero della palazzina Asl di via Orfanotrofio è inutile attardarsi sui particolari della cronaca, ampiamente riportata dai mezzi di stampa. Meriti solo un accenno il lavoro di cura e discrezione svolto da Servizio sociale e Polizia municipale.

Ora si tratta di guardare avanti senza nascondersi i problemi.

“Non si deve pensare sia cosa facile assistere agli sgomberi”, sintetizza l’Assessore Mariangela Cotto, “la situazione che si trascinava dal 2010 andava rimessa nel giusto parametro della sicurezza delle famiglie abitanti e del principio di legalità che vieta a chiunque l’occupazione abusiva”.

I riferimenti sono evidentemente dettati alla presenza di fornelli alimentati a bombola come segnalato dai Vigili del fuoco presenti allo sgombero, e alla gestione sociale del conflitto che ha visto contrapposte  istituzioni, il movimento per la casa e le famiglie.

Queste come programmato hanno trovato sistemazione temporanea presso una struttura di accoglienza in fraz. Sessant convenzionata con l’ente per la messa a disposizione di alloggi per l’emergenza abitativa. 

Sul fronte occupazione abusiva attendono ancora una soluzione le situazioni di via Allende e di Corso casale  e corso Volta.  “Lavoriamo, e spero sia intendimento di tutti”, prosegue l’Assessore Cotto “per affrontare le questioni senza farle precipitare, dialogando, contribuendo nel rispetto delle posizioni a ricercare soluzioni dignitose”.  

Certo è che la vicenda si inserisce nel più ampio problema dell’abitare, dove anche le misure regionali di politica abitativa adottate risultano inadeguate alle necessità contingenti. A fornire il quadro dell’emergenza abitativa è Ornella Lovisolo, Responsabile del Servizio Casa del Comune, “i fondi stanziati annualmente dalla Regione per il funzionamento dell’Agenzia per la locazione esauriscono di norma entro pochi mesi, il Fondo nazionale per la morosità incolpevole, pur risultando risolutivo per un nutrito numero di situazioni (nel 2017 sono stati sottoscritti 67 accordi fra proprietari e inquilini), talvolta risolve solo temporaneamente il problema e i nuclei più deboli, che si attestano intorno al 15 % delle situazioni,  tornano nella condizione di morosità allo scadere del sostegno pubblico.   

Sul fronte edilizia residenziale pubblica il sostanzioso patrimonio di 1530 alloggi, dell’Agenzia Territoriale per la Casa e del Comune, non riesce a soddisfare il fabbisogno espresso dai 647 nuclei in graduatoria e dai 27 presenti nell’attuale graduatoria dell’emergenza.

Come si potrà intuire l’attività di controllo e verifica è intensa e costante. In merito alle effettive occupazioni degli alloggi assegnati, si è giunti nel 2017 ad emettere  venti decadenze per abbandono di alloggi, che sono stati rimessi in disponibilità per successive assegnazioni.

Parallelamente, si è avviata, in collaborazione con Atc, un’attività di verifica sulle situazioni di morosità che toccano percentuali che si aggirano intorno al 60 % degli assegnatari.

Parte di questi risulta possedere i requisiti di disagio socio economico che consentono l’accesso al Fondo sociale ma, sin dalle prime verifiche, numerosi sono risultati quelli in grado di corrispondere i canoni e per loro partiranno le richieste di sottoscrizione dei piani di rientro o in alternativa le lettere di decadenza. 

“Non è nostra volontà, dichiara il Sindaco Maurizio Rasero, infierire su chi vive una reale situazione di disagio ma individuare coloro che approfittano della generale condizione di crisi economica per non assolvere, pur potendo, ai propri obblighi”. 

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