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Attualità | lunedì 16 luglio 2018, 15:47

Mezzo milione di bottiglie per il Moscato di Canelli

All’inizio erano appena 95 mila bottiglie, nel 2017 sono state oltre 410 mila: una crescita costante che in pochi anni anni segna un incremento del 90%. Piccoli numeri ma un grande appeal per il Canelli, la giovane sottozona del Moscato d’Asti docg che può essere prodotta nelle vigne più vocate di 23 comuni tra il Sud Astigiano e la Langa, in Piemonte.

“Cinque anni di crescita continua e di conferme - dice Gianmario Cerutti, presidente dell’Associazione Produttori Moscato Canelli - Ormai è un obiettivo quasi certo arrivare alle 500 mila bottiglie nel 2018 e anzi andare oltre per puntare al milione di bottiglie in pochi anni. È importante sottolineare che le aziende che fanno Canelli sono sempre più convinte e scelgono questa sottozona perché scommettono su un vero progetto per il futuro. Nei prossimi mesi sarà fondamentale pensare a una strategia di promozione e di rafforzamento della denominazione”. Nel 2018, il Moscato Canelli conferma tra gli 80 e i 100 ettari di superfice vitata. La scarsità produttiva del 2017 è la causa di un lieve calo di ettari rivendicati. Sono stati prodotti 5-6000 ettolitri: quindi più di mezzo milione di bottiglie potenziali sulla carta. E si continua a investire e credere: “La crescita degli ultimi anni è dovuta alla rivendicazione del Canelli di nuove e importanti aziende: oggi siamo 17, ma entro la fine dell’anno supereremo le venti” annuncia Cerutti. Così nel 2016, sono entrate alcune aziende di Castiglione Tinella, Cà d Gal di Santo Stefano Belbo e Mario Torelli di Bubbio; nel 2017, Scagliola Giacomo di Canelli e Il Falchetto di Santo Stefano Belbo; nel 2018 Forteto della Luja e ora altre tre aziende hanno chiesto di aderire all’associazione. Sale così il numero di aziende che producono il Moscato Canelli nella zona ad alta vocazione per la coltivazione dell’uva moscato bianco e “core zone” Unesco tutelata come Patrimonio dell’Umanità. Dalle colline del Moscato e dalle “cattedrali sotterranee” di Canelli, le maestose cantine storiche che corrono per chilometri sotto Canelli, dove da secoli si affina lo spumante, è partita la candidatura del patrimonio vitivinicolo all’Unesco dei paesaggi vitivinicoli di Monferrato e Langhe. Il riconoscimento è arrivato a giugno 2014.

Il Moscato d’Asti Canelli è una denominazione giovane, il primo anno di produzione è la vendemmia 2011, ma i dati dell’export dicono che il 50% viene già consumata sui mercati esteri. Le uve vengono spesso coltivate in vigneti “surì”, quell’eccellenza piemontese di filari eroici di alta collina ben esposti al sole ma con pendenze tali che richiedono lavorazioni quasi esclusivamente manuali.

 

 

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